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venerdì, agosto 19, 2011

EquiLibrismi - letture estive

Estate, vacanze, sole e mare... il mio periodo d'oro per la lettura.
Due settimane di vacanze sono volate, e con loro 4 libri. Anche se poi, come sostiene, Giulia, in spiaggia non si riesce a leggere un granché. Tra bambini urlanti, genitori che urlano ancora più dei bimbi, e le storie di vita dei bagnanti che si mettono di mezzo alla tua lettura.

mercoledì, febbraio 23, 2011

EquiLibrismi - Tristezze stanche

A Torino la luna è piena. Illumina la mia strada mentre, nervosa e stanca mi avvio verso una cena solitaria, per poi salire in camera.
Niente Tv stasera, malumore e occhi stanchi mi scoraggiano. Accendo la luce del comodino, basta quella per il mio umore e per me,  metto un po' di musica (santo Bollani, subito) e apro il libro.
Il mio toccasana, la mia panacea. Mi tuffo nelle pagine di  Soriano. "Triste, solitario y final". Che, per fortuna di triste ha ben poco, perché, come sostiene un mio amico, le mie labbra non sono fatte per tenere il broncio.

lunedì, dicembre 27, 2010

EquiLibrismi - I top del 2010 e consigli per l'anno nuovo

Colpita nell'orgoglio per non essere stata chiamata da Repubblica per i commenti sui libri da leggere nelle vacanze, mi vendico scrivendo un post che avevo comunque pensato di scrivere (tremassero all'Espresso).
Quindi ora vi dico (anche nel caso in cui non v'importasse nulla!) il mio personalissimo podio dei libri letti quest'anno.
- Zia Mame
- La pioggia prima che cada
- Ata Fedeltà

Con una menzione per "Cattedrale" di Carver e "Il grande elenco telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso)" di Gianluca Neri.
Mi rendo conto, che l'accostamento possa sembrare "azzardato" ma per motivi diversi sono libri che mi hanno appassionata e mi piace consigliare.

E ora, libri che voglio leggere nell'anno nuovo:
- "Pastorale americana" (iniziato ma perso per qualche mese dietro il letto)
- "Non avevo capito niente"
- "I terribili segreti di Maxwell Slim"
- "La versione di Barney"
- "Trilogia di New Yorik"
- "Momenti di trascurabile felicità"
- "Emmaus" (è una promessa, più che altro)

"Il vangelo secondo Biff", conto di iniziarlo in questi ultimi giorni dell'anno.
Poi, lasciamo un po' di spazio agli sfizi che varranno.

Consigli di lettura?
Oltre alla terzina citata e ovviamente tutti quelli che ho messo nello "zainetto" del 2011, aggiungo un'altra terzina:

- "La casa del sonno" di Coe
- I primi 3 libri della saga di Malausenne
- "Per l'amor di un Dio" di Marie Philips

Buone letture e buon anno. Se volete aggiungere consigli, sono ben accetti (Repubblica, rosica! ;))

venerdì, dicembre 17, 2010

EquiLibrismi - Diffidate dalle recensioni

Come ho già detto. I 10 diritti del lettore di Pennac per me sono legge.
In questi giorni ho deciso di avvalermi in maniera definitiva del "Il diritto di non finire il libro". Contestualmente vorrei tanto complimentarmi con l'uomo che ha scritto la quarta di copertina del libro in question. Complimenti, mi hai fregata. Ci sono cascata. Ho letto quello che hai scritto e ho detto: "Questo libro devo averlo".
Succede poi, però, che il libro non mantenga le promesse. O almeno io non l'ho capito. Ci ho provato, a più riprese, ad andare oltre al punto in cui mi sono arenata (circa la metà), ma non c'è stato nulla da fare.
Così, fino al prossimo appello (ovvero, quando nella mia libreria non ci sarà nulla da leggere), "Biancaneve" di Donald Barthelme, non lo finirò.

domenica, settembre 26, 2010

EquiLibrismi - Saper scegliere

Succede ogni volta. Non c'è scampo. Ci casco sempre.
Mi riprometto di non rimettere mano al portafoglio per comprare libri finché non finirò quelli comprati, poi ogni volta, puntualmente, a tradimento nella casella mail mi arriva l'annuncio: Sconti.
Io alla signora Feltrinelli (sì, lo so che era Giangiacomo, ma la libreria è femminile e quindi per me è la signora) non so resistere. Se poi mi chiama a sè con sconti.... non è proprio possibile.
Io ci provo in realtà, mi dico di no, ma una vocina dice sempre: "eddai, approfittane. C'è lo sconto". E così ci casco e inizio a pianificare gli acquisti.
Che prendere? Di cosa avrei voglia?
Alla fine arrivo al giorno, trionfante entro in libreria e inizio a girare tra gli scaffali. Inizio a scrutare le copertine, leggo le sinossi, mi riempio gli occhi.
L'altro giorno tra il settore poesia e quello teatro si avvicina un signore. Abbiamo entrambi le mani occupate dai libri. Sorride e dice: "Ho ancora libri sulla scrivania da leggere. Ma non ho resistito. E poi ogni volta i libri che vorresti prendere non li trovi. Oppure alla fine non li prendi".
Ed è così. Sono uscita dalla libreria con 4 libri. Di quelli che avevo deciso di comprare.... nessuno.
A trovarli, li avevo trovati tutti e li ho tenuti in mano fino all'ultimo. Poi al momento di dover decidere quale portarmi a casa, li ho rimessi a posto, rimandando l'acquisto. Due perché non ero del tutto convinta e di uno ho rinviato l'acquisto.
E ne ho presi altri.... di tutt'altro genere. Ho preso dei racconti, perché in realtà in questo periodo non ho la concentrazione per un romanzo, e due romanzi, di cui uno giallo.
Raramente compro libri perché mi sono stati consigliati. O almeno, non entro in libreria per prendere proprio quel libro che mi hanno appena consigliato. Di solito mentre giro mi imbatto in quel titolo, mi ricordo e lo prendo.
Resta il mio mistero il modo in cui scelgo i libri. è anche il motivo per cui alle volte (raramente) esco a mani vuote. Non ho trovato il libro che mi abbia "chiamata".
A volte mi capita di scegliere in base alla copertina (Tokyoblues, Norvegian Wood lo presi perché dopo mesi che la copertina mi si piazzava sotto gli occhi ad ogni giro in libreria non ne potevo più). Alcuni perché avevo deciso di leggere quell'autore e quel libro mi sembra giusto.... Però boh, mi sembra che ci sia altro. Ma ogni volta appena esco dalla libreria, mi scordo di quale sia il mix che mi porta a scegliere.

Comunque, chi mi dice che libro di Flaino prendere e com'è "La versione di Barney"?

giovedì, agosto 19, 2010

EquiLibrismi - Come Alta Fedeltà

Ok, qualcosa rimane dei libri che leggi no?
Di alta fedeltà può rimanerti la mania della classifiche. Quindi oggi pensavo ai 5 personaggi che, chiuso il libro, mi mancano un po':

- Benjamin Malaussène
- Zia Mame
- L'Alligatore
- Pepe Caravalho
- Novecento

i 5 luoghi di libri in cui vorresti stare:

- Macondo
- Belleville
- Lisbona
- La frontiera scomparsa
- Algeri


Non metto di proposito i titoli :p
Le vostre?

lunedì, agosto 16, 2010

EquiLibrismi - Alta Fedeltà

Ci sono libri che ti aprono gli occhi e ti fanno conoscere il mondo. ci sono libri che ti fanno, semplicemente, conoscere te stesso. altri ancora ti fanno riflettere e qualcuno ti fa capire qualcosa di più.
Ecco, per me Alta Fedeltà fa parte di tutto questo (beh, dai, forse nella prima categoria è un po' esagerato). Comunque. è la prima volta che leggo un libro e metto dei segnalibri in alcune pagine, perché il passaggio in quella pagina mi piace particolarmente. 
Comunque: 
- Anche io penso che quando regali un cd (o un libro) ad una persona cara e prendi uno di quei titoli o autori che tu ami e pensi che non possa non avere, non lo fai per renderla come te, ma per dargli nuovi spunti, nuovi interessi. Per arricchirlo.
- regalerò sicuramente il mio cuore a chi saprà farmi la cassetta perfetta. 
ecco.

Grazie a Ivana per avermi fatto una "testa tanta" con 'sto libro

sabato, agosto 07, 2010

EquiLibrismi - sotto l'ombrellone (libri da non leggere?)

Ci siamo. L'ultimo giorno in ufficio è stato archiviato, con tanto di torta. Ora mi aspettano gli ultimi 2 giorni nella capitale (il tempo di dare una pulita, svuotare il frigo e fare le lavatrici arretrate e godermi la piscina) e poi si parte per 2 settimane di mare.
Parte quindi il classico tormentone: Che leggere sotto l'ombrellone?
In realtà è una frase falsa, di solito di ombrelloni non ne uso e per restare fedele al titolo di questa "rubrichetta" sto in equilibrio sugli scogli. Ma comunque leggo e tanto. Quindi ho guardato la mia mini-libreria romana e ieri nel mio passaggio da Feltrinelli ho portato a casa "Alta Fedeltà" di Hornby, visto che in tanti continuano a consigliarmelo.
Porto anche Pastorale Americana di Roth, lo avevo iniziato ma poi è rimasto vittima di un esame universitario.
Ok, ho 2 libri (quasi). Ma visto che il viaggio durerà 8 ore (per quanto in notturna) non bastano per le 2 settimane, visto che probabilmente la voce "internet" sparirà dalle ore giornaliere e che ci sono le ore del riposino pomeridiano da riempire (io raramente dormo il pomeriggio). Forse prenderò anche un libro per l'infanzia, qualche romanzo che non ho letto da piccola, visto che avrò anche i miei cuginetti intorno.
Però ho deciso di farla difficile. Non quale libro portarmi dietro, ma quale libro evitare di comprare (perché è troppo pesante per la lettura estiva, perché è proprio brutto... .etc).

giovedì, luglio 29, 2010

EquiLibrismi - La pioggia prima che cada.

Stamattina ho finito "La pioggia prima che cada" di Coe. 
è un libro che ti prende, ti porta con sè nelle immagini che vengono descritte, sei lì, nella campagna inglese, vivi quella saga familiare, tutte le sue complessità, attraversi mezzo secolo. Tutto nelle pagine di un libro.
Una storia di donne, di dolore e di amori.
Poi lo finisci. E ti resta appiccicata una sensazione. Come quando mi capita di fare un bel sogno, mi sveglio e quella sensazione gradevole mi accompagna per tutta la giornata.
è la sensazione della "pioggia prima che cada", una cosa non reale, perché non è pioggia se non cade. Ma, come ribatte una bambina di 4 anni nel libro: "Qualcosa può ben farti felice, no? Anche se non è reale".

Oggi viaggio con questa sensazione, che rappresenta il mio momento, la sensazione di qualcosa che non è ancora reale, ma che sa rendermi lo stesso felice. Se poi cade, e si realizza, è meglio.

lunedì, luglio 05, 2010

EquiLibrismi - Il ghiaccio


Fa caldo. D'altra parte è arrivata l'estate, che ti volevi aspettare? Con un caldo del genere, ti verrebbe da rinunciare al solito rito del caffè. Ma per una malata come me è quasi impossibile. Ma io ho la mia soluzione, che non è il caffè freddo (che personalmente trovo imbevibile), ma il pugliesissimo (e qui le mie radici si sentono) caffè in ghiaccio.
Sta di fatto che da quando un collega mi ha fatto tornare in mente questa soluzione, mezzo ufficio l'ha adottata.
Quando venerdì, durante una classica pausa dal lavoro ci siamo concessi la nostra bevanda preferita, alla cassa abbiamo avuto una sorpresa. Quei 2 cubetti di ghiaccio nel bicchiere ci sono costati 20cent in più. Mah.
Perché questo è un EquiLibrismo? Perché una volta usciti dal bar non ho potuto non pensare alla scoperta del ghiaccio, raccontata da Garcia Lorca in "Cent'anni di solitudine" (uno dei miei libri preferiti)




"Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe
ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. [...]"
"[...] al centro della tenda, dove c'era un gigante col torace peloso e la
testa rapata, con un anello di rame nel naso e una pesante catena di ferro alla caviglia, che custodiva
un cofano da pirata. Quando il gigante lo scoperchiò, il cofano lasciò sfuggire un alito
glaciale. Dentro c'era soltanto un enorme blocco trasparente, con infiniti aghi interni nei quali
si frantumava in stelle colorate il chiarore del crepuscolo. Sconcertato, sapendo che i bambini
aspettavano una spiegazione immediata, José Arcadio Buendìa si azzardò a mormorare:
"È il diamante più grande del mondo."
"No," corresse lo zingaro. "È ghiaccio."
José Arcadio Buendìa, senza capire, allungò la mane verso il blocco, ma il gigante gliela scostò:
"Altri cinque reales per toccarlo," disse. José Arcadio Buendìa li pagò, e allora mise la mano
sul ghiaccio, e ve la tenne per diversi minuti, mentre il cuore gli si gonfiava di timore e di giubilo
al contatto col mistero. Senza sapere cosa dire, pagò altri dieci reales perché i suoi figli vivessero
la prodigiosa esperienza. Il piccolo José Arcadio si rifiutò di toccarlo. Invece, Aureliano fece un
passo avanti, appoggiò la mano e la ritirò subito. "Sta bollendo," esclamò spaventato. Ma suo padre
non gli fece caso. Ubriacato dall'evidenza del prodigio, in quel momento si dimenticò della
frustrazione delle sue imprese deliranti e del corpo di Melquíades abbandonato all'appetito dei
calamari. Pagò altri cinque reales, e con la mano appoggiata al blocco di ghiaccio, come se stesse
rendendo testimonianza sul testo sacro, esclamò:
"Questa è la grande invenzione del nostro tempo."[...]"

lunedì, giugno 21, 2010

EquiLibrismi - fuoco estivo

Trovarsi a fine giugno su un divano a leggere un libro che la tua amica ti ha piazzato in mano. Perché lei ha deciso di "battersi affinché tu lo legga". è una bella sensazione.
Trovarsi a fine giugno su un divano a leggere un libro alla luce del fuoco.... è strano. Fuori piove e fa freddo. E tu sei dentro, alla luce e al calore di quel fuoco, leggendo l'inizio di un libro che ha, in copertina, un incendio.
Vabbè, alla fine oggi, prima di andare in ufficio, mi sono concessa una breve pausa caffè al bar della Feltrinelli, e mi sono portata a casa "Pastorale americana" di Philip Roth, che mi aspetta accanto alla mia tazza di tè serale.
Perché questo è un equilibrismo? Forse perché nell'ultima settimana il mio equilibrio è un po' andato a farsi benedire e la giornata fuori città mi ha aiutato a ritrovarlo. Perché ho rivisto un'amica che avevo voglia di rivedere, perché in una domenica sola ho visto due mostre fotografiche. Belle. Perché ho parlato di cose che mi piacciono e sono stata bene. Certo, l'Italia ha pareggiato di nuovo. Ma le battute di Cinzia sui nomi dei calciatori valevano la visione.
Nonostante il rientro a Roma non abbia portato nessun cambiamento storico, stasera sto bene lo stesso. Perché mi aspetta il libro consigliato da un'amica con il mio tè.
Grazie a Cinzia e Cristiano per la bella domenica e l'ospitalità. La prossima volta prometto di non portare il brutto tempo. 

sabato, giugno 19, 2010

EquiLibrismi - Libri aperti (e non finiti)

Ci sono alcuni libri che, in un modo o in un altro, ti rappresentano.
Tra i tanti che compongono il mio profilo il saggio di Pennac, "Come un romanzo", è quello che mi descrive meglio come lettrice. Trovo nel decalogo dei 10 diritti del lettore tutti i miei comportamenti da lettrice. Se non ne trovo uno, lo desumo dagli altri 10.


Per dire, in questo momento, in virtù del "diritto a non finire un libro" e  del "diritto a spizzicare", io ho iniziato ben 4 libri:
- L'igiene dell'assassino
- Biancaneve
- Il meglio che possa accadere ad una brioche
- Gli uccelli di Bangkok


.... dovrei sceglierne uno da finire per poi terminare tutti gli altri. Ma non ne ho voglia, al momento.


Quanti libri avete sul comodino? Qual è il vostro massimo di libri iniziati contemporaneamente?


Oggi è morto José Saramago:
Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito. (Viaggio in Portogallo)

sabato, maggio 29, 2010

EquiLibrismi - o dell'imprescindibilità

Sono a casa. A Bologna. E c'è parte della mia libreria (l'altra parte è ancora disseminata tra gli scatoloni di un trasloco mai del tutto finito).
Ci sono i libri di cui mi circondo, quelli in cui affondo le mie memorie. Quelli che ho comprato e non ho ancora letto.
Su una mensola c'è lui, è un librone, 700 pagine o giù di lì. "I Cinque Libri" di Gianni Rodari. L'ho comprato l'estate scorsa, perché tra trasloco e prestiti non lo trovavo più.
E ogni tanto ne rileggo un pezzetto e ricordo quando lo leggevamo dal sussidiario a scuola, ricordo tutto quello che ho imparato.
Con Rodari ho imparato il valore della fantasia e dell'assurdo, ho imparato a rispettare la lingua italiana. "Il libro degli errori" è meglio di qualunque grammatica.
Ancora oggi quando trovo una parentesi aperta, la chiudo, sperando che non abbia già preso il raffreddore. E quando faccio un errore penso al Prof. Grammaticus, che si infurierebbe.
Poi ci sono poesie inaspettatamente commoventi. Come "Italia piccola" (in "Il libro degli errori") o "Il treno degli emigranti" (in "Filastrocche tra cielo e terra").  Senza scordare "Cosa ci vuole", la filastrocca che musico Sergio Endrigo (Per fare un tavolo ci vuole il legno....).
Così mi chiedevo stasera, mentre sfogliavo le filastrocche e mi incantavo coi disegni di Bruno Munari. Ma ci sono libri "imprenscindibili"? O ognuno ha i suoi. La sua grammatica.
E, soprattutto, ai bimbi di oggi fanno ancora leggere Rodari? Se non lo fanno leggere..... come si fa a vivere?

giovedì, maggio 13, 2010

EquiLibrismi - l'arte di regalare un libro

E' successo. Il motivo per cui di solito si è restii a regalare libri, mi è capitato. Per la prima volta. Di solito ci azzecco. Invece ieri ho regalato ad un amico, per il suo compleanno, un libro che aveva già.
E' difficile regalare libri. Prima di tutto perché devi conoscere la libreria altrui (e qui io introdurrei l'obbligo di iscriversi e aggiornare con cura Anobii), poi devi conoscere i suoi gusti, quello che gli piace leggere, quello che potrebbe piacergli. Oppure devi decidere di fregartene dei gusti e del potrebbe piacerti e regalare un libro a cui tu sei legato o che tu adori.
E poi devi saper accettare di dover tornare in libreria con scontrino e regalo per avere una seconda chance.
Comunque, il Centro per il Libro e la Lettura e Associazione Italiana Editori, in collaborazione con l'Associazione Librai Italiani, Anci e Upi, hanno lanciato per il 23 maggio la campagna: “Se mi vuoi bene regalami un libro”.
Voi, che libro regalereste?
p.s. se volete potete regalarmelo un libro, non m'offendo.... vanno bene pure i bonifici.

martedì, maggio 04, 2010

EquiLibrismi- Curiosità


Ieri una persona, a cui rispondevo per lavoro, ha citato un libro di Haruki Murakami "L'uccello che girava le viti del mondo". 
Così ho sbirciato su Anobii e nei vari siti di libri di che si trattasse. Ora sono curiosa, ho voglia di leggerlo.
Un libro di l'ho già letto: "Tokyo Blues, Norwegian Wood", dopo essere stata perseguitata per mesi dalla copertina del libro in libreria ho ceduto e l'ho comprato. E mi piacque parecchio, nonostante lo annoveri tra uno dei libri più tristi della mia personale biblioteca. Ma non ho mai letto un altro suo libro. Così ora mi divoro nella curiosità. Ma ho tanti libri da leggere prima.... starà lì nella mia wish list per un po'.
Poi stamattina, mentre il bus procedeva con lentezza inesorabile nel traffico piovoso della capitale, mi è caduto l'occhio su una collega lettrice. Aveva in mano un libro dalla copertina bianca, ho aguzzato la vista, e ho letto: "Dance Dance Dance" Haruki Murakami...... 
Ok, toccherà leggerli, mi arrendo alla legge del caso. Ma sono ben accetti dei pareri in merito.

venerdì, aprile 30, 2010

EquiLibrismi - Il bus di Babele


Una cosa ben detta conserva il suo sapore in tutte le lingue.
John Dryden, Saggio sulla poesia drammatica,



A volte capita che la città, per qualche motivo oscuro, si "blocchi". Tu sei sul tuo bel bestione arancione, seduta per fortuna, ma non ci si muove. Guardi fuori dal finestrino. Macchine davanti, macchine dietro, macchine ai lati… e qualche motorino che dribla. Bloccati. Perdi ogni speranza di riuscire a fare la spesa, perdi ogni sogno di accendere la tv, guardarla un po', poi cucinare e poi rimetterti davanti alla tv. Come al solito cucina e tv insieme, perché il tempo se l'è rubato il traffico.
E intanto ti chiedi, perché suonano tutti? C'è qualche legge della fisica per cui suonando tutti contemporaneamente il clacson, il traffico si dilegui? E se è così, chi è il pirla che non suona a tempo permettendo questo miracolo?
Ecco, mentre i miei pensieri si dividono equamente tra Philip Marlowe e il traffico, una brusca frenata spezza il mio incantesimo di isolamento, e vengo investita da un fiume di parole (cit. Jalisse). Il problema è che queste parole si aggrovigliano tra loro e non si fondono. Ognuna proviene da una lingua diversa. Un bus di Babele.
Ogni tanto ci provo ad immaginare che cosa si dicano, di cosa stiano parlando al telefono. Ma soprattutto se si esce dalla triade inglese, francese e spagnolo è molto difficile provare a comprendere….
Però questo mi fa venire in mente che, come per i film, molte volte è bello scoprire le parole con cui è stato originariamente scritto il libro che amo.
Certo, la lettura per me è un po' più lenta, visto che non conosco tutte le parole, e o cerco di capirle in base al senso della frase, o mi allungo verso il mio federe dizionarietto. 
L'ho fatto per "The House of sleep" di Coe, per molte delle tragedie di Shakespeare, e per le poesie. 
Ecco, ad esempio, c'è Funeral Blues di Auden, è la poesia che viene letta al funerale in "4 matrimoni e un funerale". è bella. Ma letta in inglese, lo è veramente molto di più.



Stop all the clocks, cut off the telephone, 
Prevent the dog from barking with a juicy bone, 
Silence the pianos and with muffled drum 
Bring out the coffin, let the mourners come. 


Let aeroplanes circle moaning overhead 
Scribbling on the sky the message He is Dead. 
Put crepe bows round the white necks of the public doves, 
Let the traffic policemen wear black cotton gloves. 


He was my North, my South, my East and West, 
My working week and my Sunday rest, 
My noon, my midnight, my talk, my song; 
I thought that love would last forever: I was wrong. 


The stars are not wanted now; put out every one, 
Pack up the moon and dismantle the sun, 
Pour away the ocean and sweep up the woods; 
For nothing now can ever come to any goo

giovedì, aprile 29, 2010

EquiLibrismi in cucina

In genere non sono un'appassionata di libri di ricette. Non quelli classici alla Suor Germana o Wilma de Angelis. In cucina io armeggio, sperimento, brucio, faccio cose buone. Ma di testa mia.
Eppure qualche libro di questo genere c'è nella mia libreria, perché alcuni sono "nascosti" da romanzo o fatti semplicemente molto bene.
Tipo le "Ricette immorali" di Manuel Vázquez Montalbán, o quelle presenti in "Come l'acqua per il cioccolato". Molto spesso anche Montalbano parla di cucina. Ma lui tende a mangiare i manicaretti fatti da altri.
Montalbàn, in realtà, cita spesso delle ricette nei suoi libri, visto che la cucina è una passione per Pepe Caravalho, il "suo" ispettore. 
Ultimamente ho comprato "Due cuori e un fornello. Convivenza in cucina" di Ilaria Mazzarotta. Non l'ho finito, perché in realtà lo spizzico di tanto in tanto (altra mia abitudine, raramente leggo un libro per volta), ma ci sono un pò di ricette pratiche che dovrò sperimentare. 
Tutto questo mi veniva in mente, mentre l'autista guidava, insultando autisti a destra e a manca, e di fronte un signore sbocconcellava la sua colazione: Un panino alla porchetta (ore 9 del mattino, circa)

martedì, aprile 27, 2010

EquiLibrismi - Di giallo e di nero



Di tanto in tanto mi faccio delle promesse librarie. Tipo, quest'anno ho deciso di prendere sul serio la passione per il noir, e leggere un po' di classici del noi.
Qualche settimana fa ho comprato "Finestra sul vuoto" di Raymond Chandler, ho già letto "Il grande sonno" e "La sorellina", così ho deciso di rimettermi sulle orme del detective Marlowe.
Invece, nell'ultimo sacco da Feltrinelli, ho preso "La sabbia non ricorda", di Giorgio Scerbanenco. Così ricomincio da un big americano e un grande del noir italiano.
Il perché io prediliga il romanzo giallo, a forti tinte noir, non lo so, visto che sono una fifona. Per dire, ho passato un paio di notti con gli occhi sbarrati dopo aver letto "Assassinio sull'oriente express", alle medie. Molte volte mi metto a leggere il tardo pomeriggio, poi il buio arriva e io sono ancora lì, tra sparatorie e intrighi. Magari sono pure in casa da sola. Così, quando poi uno spillo cade per terra, io faccio dei salti di metri dalla poltrona. Eppure non demordo, resto affezionata al genere.
Però, preferisco i detective che usano il cervello o le maniere un po' rudi, alle vecchiette pettegole alla Miss Marple o porta iella alla Jessica Fletcher (si è solo un telefilm, ma ne fecero anche dei libri. E onestamente non ho mai avuto cuore di leggere le avventure della simpatica signora che porta la morte ovunque si rechi).
Ecco, io adoro Poirot, Maigret, Marlowe e L'Alligatore (il personaggio di Massimo Carlotto, uno dei miei autori preferiti), ho una spiccata simpatia per l'ispettore Sarti e per l'imbranato Coliandro e il siciliano Montalbano.
Amo Ellroy, L.A. confidential è molto più bello del film (nonostante Crowe, Spacey e Guy Pearce, siano sempre ottimi motivi per rivedere quel film) e mi riprometto spesso di continuare a leggere Manuel Vasquez Montalban.
Non ho ancora letto Izzo (ma dovrei, uno dei suoi libri è lì che mi attende in libreria) e come ho già scritto non leggerò mai più Faletti. E poi ci sono gli autori strani.
Tipo le prese in giro del classico detective all'americana presentato da Ellis Weiner in "La strana storia del libraio a cui cadde una pila di libri in testa" o la detective in gonnella di Sandra Scopettone.
Voi lo conoscete Qui Xiaolong? Autore dell'ispettore cinese Chen? Beh, io l'ho scoperto un paio di estati fa, ne vale la pena.

lunedì, aprile 26, 2010

EquiLibrismi - brutte letture

Che poi, mica tutti i libri che leggiamo possono essere belli. Anche perché se non ci fossero quelli brutti, come potresti elevare al grado di belli gli altri?
Io ogni tanto ci penso ai libri che non mi sono piaciuti. Mi chiedo se non mi siano piaciuti perché li ho letti nel periodo sbagliato (magari ero troppo piccola, non conoscevo ancora alcune cose, o ero dell'umore sbagliato…) o se proprio il libro non era quello fatto per me.
Poi ci sono quelli che, pur sapendo che non mi sarebbero piaciuti, ho letto ugualmente. Tipo quelli di Moccia. Perché il nemico va conosciuto. Sia chiaro:
- Non li ho comprati, non li ho presi in biblioteca (nn deve restare traccia di questo delitto), li ho letti sul divanetto della Feltrinelli.
- Ho letto solo i primi due… poi l'idea me l'ero fatta e non c'era alcuna ragione di proseguire nella tortura.

Poi ci sono quelli che un'illuminata professoressa del IV ginnasio ci costrinse a leggere. Ecco, dei 3 assegnati se ne salvava a pieno solo uno.
Se ti danno da leggere Virginia Woolf, ti aspetti qualcosa di buono, invece ci assegnò: "Flush, biografia di un cane", la storia della poetessa Elisabeth Barrett vista dagli occhi di un coker… roba da farti odiare la lettura vita natural durante…
Però, si sa, 9 volte su 10 quando ci danno dei libri da leggere a scuola, sono dei veri obbrobri.
Poi ci sono quei libri che hanno tanto pubblicizzato in giro, che ti sembra un reato non averli letti. Tipo "Io Uccido" di Faletti.
Ecco quel libro ha un problema di fondo. Anzi 2.
1 - è un giallo, e io mi addormentavo ogni 3 pagine. e un giallo che ti fa addormentare, è un problema.
2 - Ho capito chi fosse l'assassino già durante il secondo capitolo. Finirlo è stato un pure esercizio di tedio.

Così il suo primo libro è rimasto per me l'ultimo, se proprio fatico ad addormentarmi, preferisco una camomilla.
Per qualcuno esiste una specie di sospensiva.
Tipo per Camilleri. A me piace la scrittura di Camilleri, e anche i personaggi e le storie di Montalbano. Il problema sta nel fatto che si tratta di gialli, e lui usa uno schema fisso, che alla lettura del 3° o 4° libro fa si che tu possa capire il nome del colpevole abbastanza facilmente. E per un giallo è un problema. Ma nonostante questo mi piace troppo il modo con cui scrive, per privarmi delle avventure di Montalbano.
Ci sono quelli che ti deludono. Hai letto gli altri libri, ti sono piaciuti, e poi, il patatrac. Ti annoi. Mi è successo con Pennac. Io adoro la famiglia Malausenne. Ma solo per i primi 3 libri, (il paradiso degli orchi, la fata carabina, la Prosivendola), al 4° non ce l'ho più fatta, e mi sono congedata dall'allegra combriccola. Però mi spiace, un po' mi mancano.
Poi ci sono gli autori che proprio non sopporto, a pelle. E qui so che mi attirerò le critiche dei più. Io proprio non riesco a leggere Barrico (fatto salvo Novecento) e Eco.


Però faccio sempre una certa fatica a ricordarmi i libri che non mi sono piaciuti.
Quindi, ho letto quasi esclusivamente libri che mi sono piaciuti, o volutamente la mia mente oblia i libri brutti?

domenica, aprile 25, 2010

EquiLibrismi - Sedimentare





Un classico è qualcosa che tutti vorrebbero aver letto e nessuno vuol leggere.
Mark Twain, The disappearance of literature, 1900 

Quando finisco un libro, soprattutto se è un libro che mi ha preso particolarmente, io mi sento un po' orfana. Chiudo quell'ultima pagina (ultima pagina che ho sbirciato più e più volte durante la lettura del libro, perché lo ammetto, io sono una di quelle che legge l'ultima frase del libro, già mentre lo porto alla cassa della libreria) e mi accomiato dai personaggi che ho trovato. Ultimamente mi è capitato con "Zia Mame". Quando ho finito il libro, a me mancava Zia Mame, e le risate che ci siamo fatte insieme. Mi ci è voluto qualche giorno per iniziare un libro nuovo.
Io non faccio parte di quella categoria di persone che afferrano immediatamente il libro successivo. No, io ho un tempo di "sedimentazione", diciamo. In base a quanto un libro è stato importante, in base a quello il tempo può essere più o meno lungo. Di solito rileggo alcuni passaggi o, semplicemente, ripasso nella mente alcune delle scene che mi sono figurata leggendolo. 
Poi, inizia il percorso verso il libro successivo. Ho smesso, da poco, di leggere libri dello stesso autore a "filoni", perché mi sono accorta che dopo un po' sono a rischio. Per dire. Ho amato tantissimo Coe (e non finirò mai di ringraziare Cinzia per avermelo fatto scoprire). ma al 4° libro di seguito, mi sono arenata. Non riuscivo più ad andare avanti. Così gli ho dato un po' di riposo. E ho imparato a leggere gli autori un poco per volta. Me li gusto di più. E' come ritrovarsi con un amico dopo tanto tempo, e avere tante cose da scoprire. C'è più gusto.
La scelta si fa ancora più ardua se venerdì hai svaligiato Feltrinelli, portandoti a casa 6 libri, e ora devi decidere chi è il prossimo.
Stamattina, in treno, ho finito "Acido Solforico" di Amélie Nothomb. Un'autrice che ho appena scoperto, una trama molto particolare. Un libro breve, che si legge in una giornata, ma lascia un po' di riflessioni da fare. Quindi mi prendo una giornata per decidere il prossimo libro, puntare sul serio, o farmi due risate?