Succede ogni volta. Non c'è scampo. Ci casco sempre.
Mi riprometto di non rimettere mano al portafoglio per comprare libri finché non finirò quelli comprati, poi ogni volta, puntualmente, a tradimento nella casella mail mi arriva l'annuncio: Sconti.
Io alla signora Feltrinelli (sì, lo so che era Giangiacomo, ma la libreria è femminile e quindi per me è la signora) non so resistere. Se poi mi chiama a sè con sconti.... non è proprio possibile.
Io ci provo in realtà, mi dico di no, ma una vocina dice sempre: "eddai, approfittane. C'è lo sconto". E così ci casco e inizio a pianificare gli acquisti.
Che prendere? Di cosa avrei voglia?
Alla fine arrivo al giorno, trionfante entro in libreria e inizio a girare tra gli scaffali. Inizio a scrutare le copertine, leggo le sinossi, mi riempio gli occhi.
L'altro giorno tra il settore poesia e quello teatro si avvicina un signore. Abbiamo entrambi le mani occupate dai libri. Sorride e dice: "Ho ancora libri sulla scrivania da leggere. Ma non ho resistito. E poi ogni volta i libri che vorresti prendere non li trovi. Oppure alla fine non li prendi".
Ed è così. Sono uscita dalla libreria con 4 libri. Di quelli che avevo deciso di comprare.... nessuno.
A trovarli, li avevo trovati tutti e li ho tenuti in mano fino all'ultimo. Poi al momento di dover decidere quale portarmi a casa, li ho rimessi a posto, rimandando l'acquisto. Due perché non ero del tutto convinta e di uno ho rinviato l'acquisto.
E ne ho presi altri.... di tutt'altro genere. Ho preso dei racconti, perché in realtà in questo periodo non ho la concentrazione per un romanzo, e due romanzi, di cui uno giallo.
Raramente compro libri perché mi sono stati consigliati. O almeno, non entro in libreria per prendere proprio quel libro che mi hanno appena consigliato. Di solito mentre giro mi imbatto in quel titolo, mi ricordo e lo prendo.
Resta il mio mistero il modo in cui scelgo i libri. è anche il motivo per cui alle volte (raramente) esco a mani vuote. Non ho trovato il libro che mi abbia "chiamata".
A volte mi capita di scegliere in base alla copertina (Tokyoblues, Norvegian Wood lo presi perché dopo mesi che la copertina mi si piazzava sotto gli occhi ad ogni giro in libreria non ne potevo più). Alcuni perché avevo deciso di leggere quell'autore e quel libro mi sembra giusto.... Però boh, mi sembra che ci sia altro. Ma ogni volta appena esco dalla libreria, mi scordo di quale sia il mix che mi porta a scegliere.
Comunque, chi mi dice che libro di Flaino prendere e com'è "La versione di Barney"?
domenica, settembre 26, 2010
martedì, settembre 21, 2010
Non mi hai cambiato lo sai.
No vabbè, sto mood della tristezza ha un po' rotto.
Ma non posso esimermi. Essere triste tira fuori la mia perspicacia nel perseguire cose che mi renderanno ancora più mogia. Fantastico!
Sta di fatto che stasera mi ha colpita a tradimento una canzone.
Eh, boh, mi ci ritrovo tutta dentro. E non mi piace un granché. Non mi piace perché rispecchia il mio immobilismo, il mio non saper guardare avanti, provare a gettare le paure via e scegliere.
E il mio non essergli mai bastata. Quello è un dolore forte, che attorciglia le budella.
-------------------------
Verranno a chiederti del nostro amore
Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a crederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta
non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell'amore
dopo l'amore così sicure a rifugiarsi nei "sempre"
nell'ipocrisia dei "mai"
non sono riuscito a cambiarti
non mi hai cambiato lo sai.
E dietro ai microfoni porteranno uno specchio
per farti più bella e pesarmi già vecchio
tu regalagli un trucco che con me non portavi
e loro si stupiranno
che tu non mi bastavi,
digli pure che il potere io l'ho scagliato dalle mani
dove l'amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni
per ritornare dopo l'amore
alle carenze dell'amore
era facile ormai
non sei riuscita a cambiarmi
non ti ho cambiata lo sai.
Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre
come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre
i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro
i tuoi occhi assunti da tre anni
i tuoi occhi per loro,
ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo
o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo
e troppo stanchi per non vergognarsi
di confessarlo nei miei
proprio identici ai tuoi
sono riusciti a cambiarci
ci son riusciti lo sai.
Ma senza che gli altri non ne sappiano niente
dirmi senza un programma dimmi come ci si sente
continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito
farai l'amore per amore
o per avercelo garantito,
andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori
o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori
o resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro
senza chiederti come mai,
continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai.
Ma non posso esimermi. Essere triste tira fuori la mia perspicacia nel perseguire cose che mi renderanno ancora più mogia. Fantastico!
Sta di fatto che stasera mi ha colpita a tradimento una canzone.
Eh, boh, mi ci ritrovo tutta dentro. E non mi piace un granché. Non mi piace perché rispecchia il mio immobilismo, il mio non saper guardare avanti, provare a gettare le paure via e scegliere.
E il mio non essergli mai bastata. Quello è un dolore forte, che attorciglia le budella.
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Verranno a chiederti del nostro amore
Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a crederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta
non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell'amore
dopo l'amore così sicure a rifugiarsi nei "sempre"
nell'ipocrisia dei "mai"
non sono riuscito a cambiarti
non mi hai cambiato lo sai.
E dietro ai microfoni porteranno uno specchio
per farti più bella e pesarmi già vecchio
tu regalagli un trucco che con me non portavi
e loro si stupiranno
che tu non mi bastavi,
digli pure che il potere io l'ho scagliato dalle mani
dove l'amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni
per ritornare dopo l'amore
alle carenze dell'amore
era facile ormai
non sei riuscita a cambiarmi
non ti ho cambiata lo sai.
Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre
come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre
i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro
i tuoi occhi assunti da tre anni
i tuoi occhi per loro,
ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo
o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo
e troppo stanchi per non vergognarsi
di confessarlo nei miei
proprio identici ai tuoi
sono riusciti a cambiarci
ci son riusciti lo sai.
Ma senza che gli altri non ne sappiano niente
dirmi senza un programma dimmi come ci si sente
continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito
farai l'amore per amore
o per avercelo garantito,
andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori
o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori
o resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro
senza chiederti come mai,
continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai.
lunedì, settembre 20, 2010
Vedete (vedrete) - un polemista in libera uscita
Ricevo una richiesta d'asilo. Non si può far altro che condividere....
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Vedete, vedete...
L'idea era nata all'indomani del suo discorso durante la Festa di Torino. Aveva visto gli sguardi attenti, aveva raccolto l'attenzione pressoché totale, aveva sentito gli applausi. Tutti erano lì per l'uomo che aveva fatto la storia d'Italia, l'uomo che aveva creato una nuova speranza: tutti erano lì per Don Ciotti! Poco importava, Walter Veltroni era contento e aveva deciso che fosse arrivato il momento di tirare la testa fuori dalla cenere e dire all'Italia cosa voleva fare.
Aveva scritto dei best sellers, diretto l'Unità, amministrato Roma e aveva fondato il Partito democratico. Che successi! Vabbè, i libri erano simpatici e molto corti ma che volete? Come fai a scrivere con tutti quegli impegni? L'esperienza all'Unità si era risolta con il quasi fallimento del quotidiano fondato da Antonio Gramsci ma, almeno le pagine dedicate allo spettacolo erano diventate due. Roma aveva toccato il suo apice al punto di essere consegnata con troppa facilità alla destra dopo quasi venti anni di governo (beh certo che la scelta di Rutelli, candidato sindaco aveva dato una mano notevole, se non determinante!). E infine creando il “più grande partito riformatore d'Italia” e dichiarandone da Orvieto le sue chiare intenzioni politiche in discorso mitico (per la destra), aveva fatto crollare il governo Prodi che proprio “stabile” non poteva dirsi.
“Vedete, il riformismo....no, l'ho già detto...vedete la forza progressista, vedete il progresso riformista, vedete, vedete”. Aveva provato in tutti i modi a preparare una bozza di documento da presentare prima ai giornali e poi, forse ma molto più tardi, al partito per dare la sua impronta definitiva. Alla fine aveva optato per poche parole molto aperte al seguito: “Vedete cari amici, vedete”.
Sì ora era davvero soddisfatto, quattro parole per un documento che avrebbe ricondotto il Pd sulla retta via. Aspettava solo il momento più propizio per realizzare il suo sogno rivelatore: l'attimo giusto era nel momento di massima crisi del governo Berlusconi, così tanto per riattirare l'attenzione sul Pd! Non poteva però presentare un atto di tale coraggio da solo: aveva bisogno di validi sostegni in una totale condivisione di intenti. Scartata la condivisione d'intenti, dopo pochi minuti di studio optò per una semplice condivisione di rime. Insieme a Veltroni ci mettiamo Fioroni e Gentiloni: un patto per Berlusconi!
Il fidato Verini (senza D in mezzo altrimenti sarebbe Denis), venuto a conoscenza del grande documento, chiamò l'omonimo Walter per chiedere di poter dare il suo contributo o quanto meno firmalo. “No, Verini. Mi dispiace, il documento non è ancora finito e la base su cui è scritto è una condivisione di rime. Tu potrai fare un documento minoritario di minoranza di rime. Verini cerca Franceschini, Marini e Tonini e fai il tuo documento!”
Franceschini difronte alla richiesta di un documento minoritario si mise a ridere. Dopo tre giorni, sembra che stia ancora ridendo. Tonini si dichiarò immediatamente soddisfatto e propose di andare a cena; Marini un po' meno: voleva modificare la parola “amici”, con la frase “l'unità dei sindacati non si tocca, altrimenti c'è la scala mobile”. Davanti alla convinzione ferrea del lupo abruzzese, Verini capì che il documento con solo due firme era impresentabile e abbandonò il suo progetto minoritario di minoranza. In compenso, Veltroni gli garantì l'organizzazione del movimento.
La prima conferenza fu allestita nell'aula magna dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. Walter salì sul palco dopo aver stretto tante mani e tra gli applausi incominciò la sua relazione.
“Vedete cari amici, vedete...!”
Tg1 di Minzolini: la cronaca romana.
“Sono finalmente state confermate le generalità dell'uomo che a Roma, da due giorni è bloccato sopra un albero, braccato da un branco di cani pastore con la croce rossa sul dorso. Si tratta del noto ex direttore dell'Unità, ex sindaco di Roma e fondatore del Partito democratico, Walter Veltroni! Ovviamente si tratta di un albero di babano, scelto in onore della amata e mai visitata (non abbastanza) Africa!
Il Polemista
sabato, settembre 18, 2010
EquiLibrismi - Risposte tra le righe
"Ecco, per stilare una classifica, le cinque più memorabili fregature di tutti i tempi, in ordine cronologico:
1) Alison Ashworth
2) Penny Hardwick
3) Jackie Alien
4) Charlie Nicholson
5) Sarah Kendrew.
Ecco quelle che mi hanno ferito davvero. Ci vedi forse il tuo nome lì in mezzo, Laura? Ammetto che rientreresti fra le prime dieci, ma non c'è spazio per te fra le prime cinque; sono posti destinati a quel genere di umiliazioni e di strazi che tu semplicemente non sei in grado di appioppare. Questo forse
suona più cattivo di quanto vorrei, ma il fatto è che noi siamo troppo cresciuti per rovinarci la vita a vicenda, e questo è un bene, non un male, per cui se non sei in classifica, non prenderla sul piano personale. Quei tempi sono passati, e che liberazione, cazzo; l'infelicità significava davvero qualcosa, allora.
Adesso è solo una seccatura, un po' come avere il raffreddore o essere al verde. Se volevi veramente incasinarmi, dovevi arrivare prima."
(incipit di "Alta Fedeltà" Nick Hornby)
Che poi, forse, manco è del tutto vero. ma in questo periodo ci fa comodo pensarlo. (Per me, che devo imparare a non vivere troppo nei ricordi e nelle speranze, ma nel presente. Per un'amica che va avanti)
giovedì, settembre 16, 2010
Bugie in francese, sempre bugie sono.
Forse in Italia non gli era più rimasto dove dire le sue baggianate.
Forse ha pensato che parlando con un giornale straniero le bugie si sarebbero, magicamente, trasformate in distillati di verità. Non sappiamo cosa pensasse Berlusconi mentre rilasciava la sua intervista a Le Figaro.
Sta di fatto che ha deciso di mentire e prendere, di nuovo, in giro gli aquilani e gli italiani. Alla domanda del giornalista, su quale fosse il suo bilancio dal 2008 ad oggi, Berlusconi risponde di aver “affrontato brillantemente tre grandi difficoltà: il problema dell’immondizia a Napoli, il sisma de L’Aquila e la crisi economica”
Al nostro presidente del consiglio non devono aver raccontato la favola di Pinocchio. Non sa che le bugie fanno crescere il naso. O forse è disposto a spendere dal chirurgo plastico. E così, prosegue: “In un tempo record abbiamo aiutato 65.000 terremotati e ricostruito una città intera per chi aveva perso la casa. Abbiamo ricostruito le scuole distrutte e fatto in modo che per il 2009 tutti gli scolari potessero rientrare nelle loro scuole.
Davanti ad una tragedia di questa grandezza nessun altro governo al mondo avrebbe ottenuto un tale risultato”
Evidentemente Berlusconi non va a L’Aquila da troppo tempo e si fida ciecamente di quello che gli raccontano. Basta, infatti, andare nel capoluogo abruzzese per rendersi conto che quanto raccontato al giornale francese è una frottola bella e buona. L’Aquila non è ricostruita. L’Aquila è una città ancora ferita, distrutta. Il centro storico è vuoto, le strade sono tutte puntellate, le case vuote. Solo cani randagi che entrano ed escono.
Una città che ha visto nei giorni successivi al sisma una grandissima presenza di leader politici, di telecamere e di giornalisti. Salvo poi essere abbandonata nel silenzio che domina il centro distrutto della città. Già, perché la ricostruzione che non c’è non fa rumore. La città che resta paralizzata dietro quei puntelli non fa più audience per cui ringraziare gli spettatori dei tg.
Hanno riso di quella città distrutta pensando agli affari che potevano fare e continuano a deriderla affermando di averla ricostruita, di averla restituita ai suoi cittadini. Cittadini che vivono in container, in alberghi, in C.A.S.E. costruite fuori dalla loro città e che ora non hanno più luoghi di ritrovo. È questa la città che il governo ha ricostruito? È questo il miracolo di Berlusconi?
Il presidente del Consiglio prende di nuovo in giro tutti.
A L’Aquila 48 mila persone non tornano ancora a casa propria, dove centri storici sono cumuli di macerie e dove la cassa integrazione è aumentata 800 volte rispetto a prima del 6 aprile.
C’è chi una “passeggiata” a L’Aquila l’ha fatta. Ci sono stata il 27 luglio, coi deputati PD, con i deputati PD, per portare nella zona rossa le telecamere, per far riprendere quel centro storico distrutto. Ci sono tornata per fotografare e per denunciare la ricostruzione inesistente.
E durante la festa nazionale della Cultira che si è svolta a L'Aquila il regista Paolo Virzì ha voluto documentare con le sue fotografie il centro storico, un fotoracconto pubblicato da "Il Post"
Ecc, rileggete, guardate coi vostri occhi quella che è la situazione a L’Aquila. Per non permettere al presidente del Consiglio di ingannare gli italiani, non di nuovo.
Forse ha pensato che parlando con un giornale straniero le bugie si sarebbero, magicamente, trasformate in distillati di verità. Non sappiamo cosa pensasse Berlusconi mentre rilasciava la sua intervista a Le Figaro.
Sta di fatto che ha deciso di mentire e prendere, di nuovo, in giro gli aquilani e gli italiani. Alla domanda del giornalista, su quale fosse il suo bilancio dal 2008 ad oggi, Berlusconi risponde di aver “affrontato brillantemente tre grandi difficoltà: il problema dell’immondizia a Napoli, il sisma de L’Aquila e la crisi economica”
Al nostro presidente del consiglio non devono aver raccontato la favola di Pinocchio. Non sa che le bugie fanno crescere il naso. O forse è disposto a spendere dal chirurgo plastico. E così, prosegue: “In un tempo record abbiamo aiutato 65.000 terremotati e ricostruito una città intera per chi aveva perso la casa. Abbiamo ricostruito le scuole distrutte e fatto in modo che per il 2009 tutti gli scolari potessero rientrare nelle loro scuole.
Davanti ad una tragedia di questa grandezza nessun altro governo al mondo avrebbe ottenuto un tale risultato”
Evidentemente Berlusconi non va a L’Aquila da troppo tempo e si fida ciecamente di quello che gli raccontano. Basta, infatti, andare nel capoluogo abruzzese per rendersi conto che quanto raccontato al giornale francese è una frottola bella e buona. L’Aquila non è ricostruita. L’Aquila è una città ancora ferita, distrutta. Il centro storico è vuoto, le strade sono tutte puntellate, le case vuote. Solo cani randagi che entrano ed escono.
Una città che ha visto nei giorni successivi al sisma una grandissima presenza di leader politici, di telecamere e di giornalisti. Salvo poi essere abbandonata nel silenzio che domina il centro distrutto della città. Già, perché la ricostruzione che non c’è non fa rumore. La città che resta paralizzata dietro quei puntelli non fa più audience per cui ringraziare gli spettatori dei tg.
Hanno riso di quella città distrutta pensando agli affari che potevano fare e continuano a deriderla affermando di averla ricostruita, di averla restituita ai suoi cittadini. Cittadini che vivono in container, in alberghi, in C.A.S.E. costruite fuori dalla loro città e che ora non hanno più luoghi di ritrovo. È questa la città che il governo ha ricostruito? È questo il miracolo di Berlusconi?
Il presidente del Consiglio prende di nuovo in giro tutti.
A L’Aquila 48 mila persone non tornano ancora a casa propria, dove centri storici sono cumuli di macerie e dove la cassa integrazione è aumentata 800 volte rispetto a prima del 6 aprile.
C’è chi una “passeggiata” a L’Aquila l’ha fatta. Ci sono stata il 27 luglio, coi deputati PD, con i deputati PD, per portare nella zona rossa le telecamere, per far riprendere quel centro storico distrutto. Ci sono tornata per fotografare e per denunciare la ricostruzione inesistente.
E durante la festa nazionale della Cultira che si è svolta a L'Aquila il regista Paolo Virzì ha voluto documentare con le sue fotografie il centro storico, un fotoracconto pubblicato da "Il Post"
Ecc, rileggete, guardate coi vostri occhi quella che è la situazione a L’Aquila. Per non permettere al presidente del Consiglio di ingannare gli italiani, non di nuovo.
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Constatazioni (amichevoli)
E comunque gli uomini su questa Terra ce li hanno mandati decisamente fallati. Avete mica il numero del call center a cui sporgere reclamo?
Almeno per ottenere in cambio l'aggiunta di una buona batteria da cucina!
N.B gli uomini in foto sono a puro scopo illustrativo, non si offendano.
Almeno per ottenere in cambio l'aggiunta di una buona batteria da cucina!
N.B gli uomini in foto sono a puro scopo illustrativo, non si offendano.
mercoledì, settembre 15, 2010
Piccole scosse
Non lo saprei spiegare cosa è successo esattamente. Era sera, ero in mezzo ad altre persone.
E quella presenza era metà tra piacere e fastidio. Non lo so che è successo. So che dopo, nella notte, ci ho ripensato. So che è stata una piccola scossa. Un terremoto di lieve entità che ha scrollato via alcune macerie di una storia che non voleva finire.
Mi sono detta: "C'è altro là fuori. E forse un po' me lo merito".
Ho provato, ho preso il coraggio a due mani e ho piantato un primo paletto a terra, un primo confine. Non forte come credevo, ma un piccolo argine, comunque.
Ora ho ancora delle macerie incollate addosso, ora guardo piccoli pezzi di un muro che era il mio passato. Ogni tanto torna su, e viene voglia di smontare quel paletto, poi mi dico di no, che non posso farlo. E ci riesco.
Solo che adesso mi trovo così, col cuore gonfio, piena di voglia di iniziare qualcosa di nuovo, di veder crescere qualcosa di bello, e il vuoto intorno.
L'epicentro di quella scossa, al momento, si è nascosto. Ma mi ha aiutato ad aprire gli occhi, e va bene così.
(uff, lo so. Post tristi in questo periodo, ma va così)
E quella presenza era metà tra piacere e fastidio. Non lo so che è successo. So che dopo, nella notte, ci ho ripensato. So che è stata una piccola scossa. Un terremoto di lieve entità che ha scrollato via alcune macerie di una storia che non voleva finire.
Mi sono detta: "C'è altro là fuori. E forse un po' me lo merito".
Ho provato, ho preso il coraggio a due mani e ho piantato un primo paletto a terra, un primo confine. Non forte come credevo, ma un piccolo argine, comunque.
Ora ho ancora delle macerie incollate addosso, ora guardo piccoli pezzi di un muro che era il mio passato. Ogni tanto torna su, e viene voglia di smontare quel paletto, poi mi dico di no, che non posso farlo. E ci riesco.
Solo che adesso mi trovo così, col cuore gonfio, piena di voglia di iniziare qualcosa di nuovo, di veder crescere qualcosa di bello, e il vuoto intorno.
L'epicentro di quella scossa, al momento, si è nascosto. Ma mi ha aiutato ad aprire gli occhi, e va bene così.
(uff, lo so. Post tristi in questo periodo, ma va così)
giovedì, settembre 09, 2010
Con un fiore tra i capelli
Dice: "Sembra la copertina di un libro di poesie"
Non lo so se è così. Una volta un amico mi ha scritto: "sai che nessuno è mai riuscito a cogliermi così bene? sono estremamente difficile da individuare".
D'altronde chi ha paura delle fotografie lo fa perché ha paura che gli si rubi l'anima. A me piace rubare l'anima delle persone, coglierle dentro.
Ma non mi era mai successo con me stessa.
Ma qui, in questa foto, ci sono io in questi giorni. Coi pensieri da un'altra parte, in un iperuranio che nemmeno io so dove sia. Con i miei orecchini per regalarmi il buon umore, i ricci asciugati al vento e un ferma capelli rosso, come il mio carattere.
Questa sono io, che passo da una lacrima a una risata. Che mi lascio commuovere dalla frase di un libro o dalle frasi di un'amica. Quella che fa battute ciniche ma è un'inguaribile romantica, che venderebbe tutto quello che ancora non ha per essere svegliata da un caffè e un tulipano o per essere portata a fare una passeggiata sotto le stelle.
Quella che vorrebbe scordare tante cose, ma poi all'1 di notte si ritrova con la testa piena di ricordi e decide di abbandonarsi.
Quella che quando si addormenta sogna. Poi si sveglia e continua
domenica, settembre 05, 2010
Quella voce che non c'è
Ci sono momenti in cui per una serie di coincidenze ti guardi intorno e, nonostante in quel momento tutto intorno a te ci sia un sacco di gente, tu ti senti sola.
Non sai nemmeno spiegarti il perché. E poi visto che la sfiga ha una specie di radar cosmico per queste cose, di solito quello è il momento esatto e preciso in cui se può capitarti qualcosa che ti faccia male, capiterà. E tu ti trovi ad attraversare il centro di una bellissima città, di notte. Sola. Fisicamente e moralmente. Vorresti avere almeno un numero da comporre e sentire le parole esatte che vorresti sentirti dire. Sentire una voce che sappia essere il miele per le tue ansie e le tue paure. E quella voce, quel numero, non ci sono.
Pensi: "Forse ho fatto male. Forse non dovevo". E tanto, già stai male e ci aggiungi il carico da 10 con questi pensieri.
In realtà il numero di un'amica o due da chiamare lo avresti. Ma è tardi e poi, con tutto l'affetto del mondo, ma in quel momento è altro che cerchi.
Così lasci che per una notte siano i ricordi a cullarti a illuderti, lasci alle lacrime libero il passaggio. Fa bene, fa bene anche quello.
Poi, a pensarci bene, capisci che sì, ti manca quella sensazione, quel bisogno lo hai. Ma hai almeno una risposta alla domanda che ti eri posta la sera prima. No, non ho sbagliato. Perché anche componendo quel numero, forse a quell'ora della notte non mi avrebbe risposto e non mi avrebbe consolata. Perché in quel rapporto determinate cose non c'erano. Perché e alla fine lo hai capito, quella storia non è mai realmente esistita, non come te l'eri immaginata tu.
Ecco, la sensazione di solitudine resta. Ma è un po' alleviata dall'aver capito, dall'aver aperto gli occhi. E almeno ti puoi godere la compagnia che hai intorno e non lasciarti opprimere troppo dalla tristezza e dalla rabbia che hai dentro.
Non sai nemmeno spiegarti il perché. E poi visto che la sfiga ha una specie di radar cosmico per queste cose, di solito quello è il momento esatto e preciso in cui se può capitarti qualcosa che ti faccia male, capiterà. E tu ti trovi ad attraversare il centro di una bellissima città, di notte. Sola. Fisicamente e moralmente. Vorresti avere almeno un numero da comporre e sentire le parole esatte che vorresti sentirti dire. Sentire una voce che sappia essere il miele per le tue ansie e le tue paure. E quella voce, quel numero, non ci sono.
Pensi: "Forse ho fatto male. Forse non dovevo". E tanto, già stai male e ci aggiungi il carico da 10 con questi pensieri.
In realtà il numero di un'amica o due da chiamare lo avresti. Ma è tardi e poi, con tutto l'affetto del mondo, ma in quel momento è altro che cerchi.
Così lasci che per una notte siano i ricordi a cullarti a illuderti, lasci alle lacrime libero il passaggio. Fa bene, fa bene anche quello.
Poi, a pensarci bene, capisci che sì, ti manca quella sensazione, quel bisogno lo hai. Ma hai almeno una risposta alla domanda che ti eri posta la sera prima. No, non ho sbagliato. Perché anche componendo quel numero, forse a quell'ora della notte non mi avrebbe risposto e non mi avrebbe consolata. Perché in quel rapporto determinate cose non c'erano. Perché e alla fine lo hai capito, quella storia non è mai realmente esistita, non come te l'eri immaginata tu.
Ecco, la sensazione di solitudine resta. Ma è un po' alleviata dall'aver capito, dall'aver aperto gli occhi. E almeno ti puoi godere la compagnia che hai intorno e non lasciarti opprimere troppo dalla tristezza e dalla rabbia che hai dentro.
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