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lunedì, giugno 14, 2010

L'arte di vedere

Oggi ci ho pensato di nuovo. Ho pensato ancora a quello che vorrei fare da grande. Ma quello che vorrei fare davvero.
Mentre le vuvuzela rompevano l'anima, disturbando la telecronaca di una partita che non stavo seguendo, ho pensato a che farò da grande. Io vorrei fotografare. Vorrei raccontare con delle immagini il mondo. Vorrei raccontare le persone attraverso il loro ritratto. Fermere i loro pensieri con un clic.
Ecco, vorrei farlo davvero. Eppure per un motivo o per un altro nell'ultimo periodo ho messo in dubbio di poterlo davvero fare e di poterci campare.
Ne dubito un po' non credendomi all'altezza, un po' per il solito malcostume che regna incontrastato, un po' per frasi che vengono dall'esterno.
Poi, a partita finita, e ad aggeggi infernali muti, ho sistemato le stampe che ho ritirato dal fotografo. Ho visto una foto di Gino Strada. Una di mio cugino che gioca a palla. E sono andata sul mio flickr.
Per la prima volta ho visto la mia passione. Ho visto le foto frutto di uno studio della persona, quelle che sembrano un gioco, ma nascondono una mia curiosità. Ho visto le foto scattate ad amici, che da quelle foto mi ricordano chi sono.
Poi mi sono ricordata di una frase letta da Francesco Zizola, una citazione di Wim Wenders: "La decisione più politica che possa esser presa è dove dirigere gli occhi della gente".
Ecco. Così ho deciso di continuare per la mia strada. Di continuare a studiare. Studiare le persone che fotografo, studiare gli strumenti con cui fotografo e le regole.
Ma di continuare con maggiore rispetto per quello che faccio, pretendendo maggiore rispetto per quello che faccio.

martedì, settembre 22, 2009

incazzandosi

Questo è un post che macera nella mia testa e sulla mia moleskine da tempo, poi per un motivo o per un altro, non ho mai trovato il tempo, la voglia, il modo di esprimerlo.
Ma oggi sto col piede sul limite delle sopportazioni. E oggi la tastiera scorre sotto le mie dita. I pensieri si trasformano in lettere sullo schermo bianco.
Sarà l'incazzatura che mi rende così prolifica...
Sta di fatto che io ho una passione. Grande, e nota a tutti. Perchè la macchina fotografica vive quasi con me. Perchè gli investimenti che faccio sono tutti in quel verso. E capita, a volte di avere belle soddisfazioni. Il problema è che le soddisfazioni non pagano affitti, tasse o vestiti. Riempiono l'anima, E basta.
Uno vorrebbe farne un lavoro di questa passione. O una parte del suo lavoro. Il problema è che, sarà la crisi, saranno mille altre cose, il lavoro, quel lavoro, non arriva. E mentre tu lasci che le ansie ti assalgano. Perchè ci sarebe da pagare la rata dell'univeristà, ci sono i libri da comprare, e di pesare sui genitori proprio non ti va. Ecco, mentre tu stai così, mentre pensi che si, vabbè, a questo punto va bene anche tornare a fare la commessa, chi se ne frega, basta che mi renda indipendente. Ecco, piano piano scopri che, cazzo, il significato della parola COPYRIGHT e ignoto ai più. E le tue foto se le fregano, le usano. E un pò ti rode, perchè sarebbe carino, che ne so, un rigo di ringraziamento, il mio nome sulle foto, un riscontro economico (che tanto non costo quanto un fotografo professionista). Nulla. Forse perchè una foto la vedi, e non vedi quello che c'è dietro. Non vedi i soldi spesi in attrezzatura, non vedi il tempo passato, la passione, lo studio. Vedi solo l'atto finale, e ti pare nulla di male.
Medito.
Medito che forse è il caso di farsi dure. Di iniziare seriamente a spedire fatture. O se non si è capaci di questo. Appendere il flash a un chiodo.

lunedì, luglio 14, 2008

Io e la fotografia.

Se dovessi spiegare come ho imparato a fotografare, non saprei spiegarlo.
Mi ricordo la mia prima macchinetta fotografica, una uscita nel fustino del detersivo per la lavatrice. Mi ricordo di un mio zio che mi ha insegnato, di mia madre appassionata, che mi scattava foto.
Ricordi.
Non so come, nè perchè. So che quando mio zio mi regalò la MIA macchina fotografica io ne ero felicissima, e che quando anni dopo mio fratello me la ruppe ne fui enormemente dispiaciuta.
So di aver sempre rubato a mia madre la sua macchina fotografica professionale.
Mi ricordo di aver imparato a sviluppare rullino e foto, un pò a scuola elementare, tanto nel laboratorio improvvisato di mio zio, e conservo ancora la prima foto che ho sviluppato.
Negli ultimi anni mi sono riavvicinata alla mia passione. Ma, per quanto mi piacerebbe farne un mestiere, so di essere nient'altro che una principiante. Io non ho tecnica. Io non so perchè faccio una determinata inquadratura, io scatto, punto. Io non so come fare foto in determinate occasioni, ci provo, e se escono bene, altrimenti resto delusa.
Ogni tanto tento su flickr di sottoporre le mie foto al giudizio altrui. Ma mi monta un pò di nervoso quando, invece di suggerire di fare un'inquadratura un pò più da un lato, o di tenere il diaframma un pò più aperto si disquisisce di quanto sia fastidioso quell'angolo di nuvola al lato dell'ala del gabbiano, come se uno potesse spostare la nuvola, o il gabbiano!
Tutto questo perchè da un paio di ore fisso una foto e non capisco se è bella o se non ha senso.
Perchè questo è per me la fotografia.... una trasmissione di senso.... di emozione. Una foto, per imperfetta che sia, può dare emozioni, sensazioni. Oppure può essere tecnicamente perfetta, ma non trasmettere un fico lesso...
La foto in originale mi ha dato il La, mi ha fatto provare a lavorarci sopra, e questo è il risultato. Provo a capire qua se dà qualche sensazione a qualcuno.
accordi

Commenti e critiche sono ammessi.

giovedì, ottobre 25, 2007

Pietre che rotolano

Ci sono piccole soddisfazioni che vanno festeggiate.
Un mese e mezzo fa qualcuno della redazione di "Rolling stone magazine" cercava una foto di Veltroni. Su Flickr ne ha trovata una mia e mi ha chiesto di poterla usare per un fotomontaggio.... ed eccola pubblicata sul numero di ottobre....