lunedì, giugno 14, 2010

L'arte di vedere

Oggi ci ho pensato di nuovo. Ho pensato ancora a quello che vorrei fare da grande. Ma quello che vorrei fare davvero.
Mentre le vuvuzela rompevano l'anima, disturbando la telecronaca di una partita che non stavo seguendo, ho pensato a che farò da grande. Io vorrei fotografare. Vorrei raccontare con delle immagini il mondo. Vorrei raccontare le persone attraverso il loro ritratto. Fermere i loro pensieri con un clic.
Ecco, vorrei farlo davvero. Eppure per un motivo o per un altro nell'ultimo periodo ho messo in dubbio di poterlo davvero fare e di poterci campare.
Ne dubito un po' non credendomi all'altezza, un po' per il solito malcostume che regna incontrastato, un po' per frasi che vengono dall'esterno.
Poi, a partita finita, e ad aggeggi infernali muti, ho sistemato le stampe che ho ritirato dal fotografo. Ho visto una foto di Gino Strada. Una di mio cugino che gioca a palla. E sono andata sul mio flickr.
Per la prima volta ho visto la mia passione. Ho visto le foto frutto di uno studio della persona, quelle che sembrano un gioco, ma nascondono una mia curiosità. Ho visto le foto scattate ad amici, che da quelle foto mi ricordano chi sono.
Poi mi sono ricordata di una frase letta da Francesco Zizola, una citazione di Wim Wenders: "La decisione più politica che possa esser presa è dove dirigere gli occhi della gente".
Ecco. Così ho deciso di continuare per la mia strada. Di continuare a studiare. Studiare le persone che fotografo, studiare gli strumenti con cui fotografo e le regole.
Ma di continuare con maggiore rispetto per quello che faccio, pretendendo maggiore rispetto per quello che faccio.

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