La lettura è solitudine.
Si legge da soli anche quando si è in due.
(I. Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore)
Sto leggendo: "Neppure un rigo in cronaca" di Gino&Michele. è un periodo così, ho bisogno di libri che facciano piangere. Struggenti o divertenti. Per questa volta la decisione ha voluto che siano le risate a provocare le lacrime.
Mentre leggevo questo libro, che è la descrizione della periferia milanese, fine anni '50, tra primi grandi show televisivi e le prime fiat cinquecento, raccontate con gli occhi di due bambini, mi ha colpita una frase:
Gli adulti non sanno quanto può amare un bambino. Se lo sono dimenticati, se ne sono dimenticati apposta. Altrimenti non si spiegherebbe come mai tutto l'amore che viene dopo è così limitato.
Ecco. Trovare una frase del genere, in un libro di questo genere ti coglie impreparata. Un pò te lo chiedi... ma com'erano le cotte di quando ero piccola. Un pò mi chiedo anche che fine abbia fatto quel ragazzino, quello della mia prima cotta. Paolo, si chiamava. Paolo e Francesca, molto dantesco, e intanto l'autobus passa davanti a Ponte Milvio (e ti domandi, ma è romantico da quando Moccia s'è inventato i lucchetti, o era romantico da prima e Moccia lo ha lucchettato?) E poi ti chiedi, se è vero che l'amore adulto (posso ormai considerarmi in quella fase, no?) sia effettivamente limitato.La risposta è semplice, E' lì in un angolo del cervello, neanche troppo nascosta. E' semplice: sì. E' limitato. Perché non lo sai cos'è. Non sai se a volte l'amore è prendere armi e bagagli e uscire da quella storia, perché fa solo troppo male. Se è resistere, nonostante tutto. E' limitato, perché non lo sai vivere. Io sto qui, guardo l'orizzonte, e attendo la mia risposta, quella illimitata, quella dell'amore bambino.
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