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martedì, ottobre 28, 2008

Tante parole...

Ci sarebbe tanto da dire sulla giornata di sabato a Roma.
Servirebbero tante parole, una per ogni persona presente al Circo Massimo, e una per ogni persona che avrebbe voluto esserci ma non ha potuto.
La mia presentazione del giorno è:"Lei è Francesca, la unofficial fotografa".
Cos'è la fotografa unofficial? è colei che da un anno e mezzo è stata presente a quasi tutti i grandi eventi del PD, per fotografare, senza essere pagata e senza rimoborsi spese. (qualcuno direbbe cogliona... si vabbè).
Oggi godo di uno stato di grazia. Mi viene offerto un passaggio sul camioncino che guida il corteo da Piazzale Ostiense fino al Circo Massimo. E non vengo cacciata in malo modo da nessuna postazione. Marco ritiene che il cartellino con la scritta "organizzazione" sia un ottimo lasciapassare... sarà.
Devo ammettere che all'arrivo del corteo sono rimasta un pò preoccupata, non sapevo se le persone che vedevo già sul posto fossero l'altro corteo o arrivate alla spicciolata. Nel primo caso la cosa era preoccupante. Invece, il tempo di rientrare al loft per scaricare le, prime, 500 foto e... zac... ecco che il circo massimo è colmo di gente. E mi dicono che ci sono ancora molti in corteo. Il colpo d'occhio è mozzafiato. Gente ovunque, tante facce, alcune anche conosciute.
No. Non eravamo 300.000 come cerca di dire Gasparri.... eravamo molti di più, se ne faccia una ragione.
Ervamo in tanti, era un'occasione per contarci, per capire a quanti questo governo non vada bene, quanti vogliono per l'Italia un futuro da foto a colori, contro questo presente un pò troppo in bianco e nero...

mercoledì, ottobre 08, 2008

Nuovi orizzonti?

Un anno e mezzo fa scrivevo qui della firma del contratto.
In un anno e mezzo è cambiato molto. Ho sempre lavorato consapevole che questo non era il mio lavoro, ma comunque mi aiutava ad essere indipendente, mi ha concesso di togliermi qualche sfizio (il mac, la reflex, qualche viaggetto...), mi ha fatto conoscere persone nuove. Ma nell'ultimo periodo le cose sono cambiate. Se prima mi guardavo timidamente intorno alla ricerca di un lavoro nuovo, ora ci guardavo sempre più spesso e con maggiore convinzione.
E così lunedì sono andata ad un colloquio. Direi che è andato bene, visto che posso già preparare la lettera di dimissione.
Ma i cambiamenti mi turbano sempre. Lascio una sicurezza e faccio un salto nel vuoto. Ma forse rischiare qualcosa è necessario, e se non ora, quando?
Quindi mi aspetta un'agenzia di comunicazione, mi occuperò dell'ufficio inizialmente, ma poi piano piano si cresce. E vedrò dove sono in grado di arrivare, se riuscirò.
Si cresce, si rischia, si va.

venerdì, luglio 18, 2008

muoversi, muoversi

Io sono fatta così.
Penso che le cose cambino, migliorino, ma per farlo ci si deve rimboccare le maniche e cercare di fare qualcosa. Se stai fermo a sperare che le cose cambino da sè, non concluderai nulla.
Così, in una notte mi sono accorta che il mio stato stanco, ansioso e apatico, non sarebbe potuto passare così, da un momento all'altro.
Chi mi conosce può dire che sono pigra, lo so, me ne vanto anche un pochino, ma apatica no.
Ho capito cosa potesse esserne la causa. E ieri mattina ho fatto la mia prima mossa, ieri ho pensato: "cascasse il mondo oggi sarà un buongiorno!". Ci sono stati alcuni intralci, ma alla fine, almeno per il mio umore è stato un buongiorno.
Io credo nella forza di pensiero... e credo che questo possa cambiare alcune cose. Sono andata in erboristeria, e mi sono fatta preparare i fiori di Bach, un'amica me ne parlava da tempo, e voglio provare.
Sarà una combinazione tra la voglia di uscire dal brutto momento, i fiori di bach, la consapevolezza che se voglio ce la faccio, ma questi due giorni stanno andando già meglio.
Poi ci sono persone che hanno un dono.... o forse sono solo congiunzioni astrali, o il caso... o qualunque altra cosa sia. Ma loro ti fanno una telefonata proprio nei momenti in cui tu hai bisogno di sapere che qualcuno si ricorda di te. E poi ti fanno delle proposte che ti proiettano già due mesi avanti, ti fanno pensare, progettare... e ti fa solo bene.
E allora grazie a me, grazie a questo carattere del piffero che ogni tanto ha delle sue risorse nascoste, e grazie a quelle persone che non lo sanno, ma per me sono molto importanti.

lunedì, maggio 12, 2008

Dal gettone all'Iphone

Oggi a lezione si parlava del cellulare. Di come stia cambiando e influenzando il linguaggio e, di conseguenza, della rivoluzione che questo porterà nel giornalismo.
Non ho potuto fare a meno di ripensare, e ripescare, un post che ho sentito tempo fa, letto nella trasmissione Sabato Notte.
Da Discanto:
"Ecco si', ci pensavo l'altro giorno, incontrando una mia amica di un po' di anni fa. Una di cui non avevo il numero del cellulare semplicemente perche' quando ci conoscevamo il cellulare non esisteva. E allora mi sono chiesto: quando? Si'... quando e' che e' iniziato a esistere, anzi no, a irrompere in maniera per niente discreta il cellulare (odio chiamarlo telefonino) nelle nostre vite? Io se dovessi dire un giorno non ci riuscirei, ma neanche riuscirei a dire un anno...

Mi ricordo solo che non c'era il cellulare, e allora si usciva di casa cosi' come le caravelle di Colombo, all'avventura. Senza quel guinzaglio elettronico che ci rende tutti piu' raggiungibili, tutti meno soli, ma anche tutti meno liberi."
E ancora: "Quando il cellulare non esisteva, non esistevano neanche i messaggini. Non esisteva l'equazione perfetta un numero = una persona. C'era quella, molto meno perfetta, un numero = una casa. Il che significava almeno una cosa: le corse piene di speranza verso il telefono quando squillava per arrivare prima dei genitori. E, presa sotto un altro punto di vista, significava anche l'atroce muro del "padre di lei", del qualificarsi, di trovare un valico per arrivare a lei che, proprio quella volta, non era riuscita ad arrivare per prima al grigione, il telefono di casa, quello con la rotella per i numeri. Ve lo ricordate anche voi, vero?"

Il telefono è cambiato e ci ha cambiato. Per necessità abbiamo un modo di scrivere più stringato, ma più superficiale.
Ecco, io detesto quelli che usano le "k" e tutte le abbreviazioni anche dove non è necessario. Lo comprendo, e lo uso, negli sms, dove se sfori paghi di più, e allora se il messaggio è lungo da qualche parte si deve tagliare. Ma sui blog, nei forum e compagnia cantante non paghi a caratteri... e allora scrivi, santi numi! Che poi le "K" ele abbreviazioni le metti anche nei compiti in classe (e lì, la professoressa cattiva che è in me vi boccierebbe tutti, senza appello!).

Oggi il telefono racchiude in sè praticamente tutti gli altri media: ha la fotocamera per foto e video, può accedere a internet, ci si può ascoltare la radio o la propria musica, in alcuni casi permette di vedere la tv e la comunicazione verbale. L'unica cosa che non fa? i segnali di fumo (se il vostro li fa no, non è un bel segno per nulla!).
Tutto questo aspettando l'iphone...
è normale che con tutto questo il giornalismo cambi, che debba essere veloce e comprensibile a tutti. Che inevitabilmente sembri più superficiale.
Ma io, che ho una vena ottimistica, guardo anche l'altro punto di vista. Io ci vedo una risorsa per "noi" giovani aspiranti giornalisti. Le cosidette nuove tecnologie sono diventate nuove mentre noi crescevamo, non sono oggetti oscuri e misteriosi.
Le tecnologie stanno arrivando (ormai sono) alla portata di tutti, i mezzi anche.
Non è più necessario andare a riprendere un evento con una telecamera enorme, ne basta una "banalissima", se non un telefonino (che però avrà una qualità video minore), che ormai si trovano dai 150€ in sù. Per il montaggio non serve un montatore professionista, il mondo è pieno di software che ci aiutano in questo, e anche i computer con le caratteristiche "giuste" hanno abbassato i prezzi.
Un registratore lo abbiamo quasi sempre posseduto, una macchina fotografica digitale la si trova dai 50€ in poi.
L'informazione è aperta al Citizen Journalism. E se sembra il giornalismo di tutti, banalotto, qualitativamente scarso, questo non è detto. Sta a noi renderlo migliore, sta a noi con la voglia e la passione imparare ad utilizzare sempre meglio gli strumenti che abbiamo per costruire il nostro futuro mestiere.
Chiunque può fare una ripresa, può scattare una foto, o mettere insieme due parole... Ma per farlo bene, per poter raccontare al mondo quello che accade, per poter informare, bisogna possedere la capacità di analisi, la conoscenza dei fatti, l'occhio, e il settimo senso.... Che non tutti hanno.
Io ci spero.