lunedì, maggio 12, 2008

Dal gettone all'Iphone

Oggi a lezione si parlava del cellulare. Di come stia cambiando e influenzando il linguaggio e, di conseguenza, della rivoluzione che questo porterà nel giornalismo.
Non ho potuto fare a meno di ripensare, e ripescare, un post che ho sentito tempo fa, letto nella trasmissione Sabato Notte.
Da Discanto:
"Ecco si', ci pensavo l'altro giorno, incontrando una mia amica di un po' di anni fa. Una di cui non avevo il numero del cellulare semplicemente perche' quando ci conoscevamo il cellulare non esisteva. E allora mi sono chiesto: quando? Si'... quando e' che e' iniziato a esistere, anzi no, a irrompere in maniera per niente discreta il cellulare (odio chiamarlo telefonino) nelle nostre vite? Io se dovessi dire un giorno non ci riuscirei, ma neanche riuscirei a dire un anno...

Mi ricordo solo che non c'era il cellulare, e allora si usciva di casa cosi' come le caravelle di Colombo, all'avventura. Senza quel guinzaglio elettronico che ci rende tutti piu' raggiungibili, tutti meno soli, ma anche tutti meno liberi."
E ancora: "Quando il cellulare non esisteva, non esistevano neanche i messaggini. Non esisteva l'equazione perfetta un numero = una persona. C'era quella, molto meno perfetta, un numero = una casa. Il che significava almeno una cosa: le corse piene di speranza verso il telefono quando squillava per arrivare prima dei genitori. E, presa sotto un altro punto di vista, significava anche l'atroce muro del "padre di lei", del qualificarsi, di trovare un valico per arrivare a lei che, proprio quella volta, non era riuscita ad arrivare per prima al grigione, il telefono di casa, quello con la rotella per i numeri. Ve lo ricordate anche voi, vero?"

Il telefono è cambiato e ci ha cambiato. Per necessità abbiamo un modo di scrivere più stringato, ma più superficiale.
Ecco, io detesto quelli che usano le "k" e tutte le abbreviazioni anche dove non è necessario. Lo comprendo, e lo uso, negli sms, dove se sfori paghi di più, e allora se il messaggio è lungo da qualche parte si deve tagliare. Ma sui blog, nei forum e compagnia cantante non paghi a caratteri... e allora scrivi, santi numi! Che poi le "K" ele abbreviazioni le metti anche nei compiti in classe (e lì, la professoressa cattiva che è in me vi boccierebbe tutti, senza appello!).

Oggi il telefono racchiude in sè praticamente tutti gli altri media: ha la fotocamera per foto e video, può accedere a internet, ci si può ascoltare la radio o la propria musica, in alcuni casi permette di vedere la tv e la comunicazione verbale. L'unica cosa che non fa? i segnali di fumo (se il vostro li fa no, non è un bel segno per nulla!).
Tutto questo aspettando l'iphone...
è normale che con tutto questo il giornalismo cambi, che debba essere veloce e comprensibile a tutti. Che inevitabilmente sembri più superficiale.
Ma io, che ho una vena ottimistica, guardo anche l'altro punto di vista. Io ci vedo una risorsa per "noi" giovani aspiranti giornalisti. Le cosidette nuove tecnologie sono diventate nuove mentre noi crescevamo, non sono oggetti oscuri e misteriosi.
Le tecnologie stanno arrivando (ormai sono) alla portata di tutti, i mezzi anche.
Non è più necessario andare a riprendere un evento con una telecamera enorme, ne basta una "banalissima", se non un telefonino (che però avrà una qualità video minore), che ormai si trovano dai 150€ in sù. Per il montaggio non serve un montatore professionista, il mondo è pieno di software che ci aiutano in questo, e anche i computer con le caratteristiche "giuste" hanno abbassato i prezzi.
Un registratore lo abbiamo quasi sempre posseduto, una macchina fotografica digitale la si trova dai 50€ in poi.
L'informazione è aperta al Citizen Journalism. E se sembra il giornalismo di tutti, banalotto, qualitativamente scarso, questo non è detto. Sta a noi renderlo migliore, sta a noi con la voglia e la passione imparare ad utilizzare sempre meglio gli strumenti che abbiamo per costruire il nostro futuro mestiere.
Chiunque può fare una ripresa, può scattare una foto, o mettere insieme due parole... Ma per farlo bene, per poter raccontare al mondo quello che accade, per poter informare, bisogna possedere la capacità di analisi, la conoscenza dei fatti, l'occhio, e il settimo senso.... Che non tutti hanno.
Io ci spero.

1 commento:

Anonimo ha detto...

...quanto vorrei avere un pò del tuo ottimismo!
Io continuo a chiedermi perchè mi sto specializzando per entrare in un Ordine che non ha più ragione di esistere o che forse ha finito di averla dopo la caduta del Fascismo..?
Io non ci vedo porte aperte e nuovi stimoli in questo giornalismo fai da te...( io lo dicevo che la logica dell'Ikea ci avrebbe rovinati!)...anzi mi vien proprio voglia di mollare tutto tanto se tutti siamo potenziali giornalisti che se lo vada a cercare il "pubblico" lo scoop del momento e via dicendo...mi sembra di correre dietro a qualcosa che ha già da tempo voltato l'angolo...