venerdì, marzo 05, 2010

Il 101° Hijos


"I figli sono di chi se li cresce", è una frase spesso detta, spesso sentita. Lo si dice del genitore che cresce un figlio biologicamente non suo, perchè lo ha adottato o perchè le circostanze della vita portano a questi casi. Lo si dice per spiegare gli affetti che non si spiegano solo con il patrimonio genetico.
Ma ci sono casi in cui c'è un segreto tremendo dietro a questa frase, e per cui il significato profondo di questo luogo comune schianta in partenza.
Ci sono ragazzi, uomini e donne, ormai, che si trovano a fare i conti con un'identità a loro ignota fino a poco tempo prima, che gli era stata rubata. Come loro sono stati rubati alle loro madri. Sono i figli dei desaparecidos.
Una settimana fa è stato ritrovato il 101 nipote dalle Abuelas de plaza de Mayo. Le nonne che non si sono mi arrese. In un paese sempre in bilico sull'oblio, loro hanno testardamente tenuto alto il ricordo del genocidio che ha spazzato via una generazione. I loro figli.
Così 32 anni dopo Alejandro Gallo ha scoperto di chiamarsi Francisco. In realtà fin da quando aveva dubbi sulla sua identità da almeno 10 anni.
"Non ero di quel posto, queste cose si sentono". E le analisi hanno dato ragione a quel suo sentimento. Il suo vero nome è Francisco Madariaga, figlio di Abel Madariaga e Silvia Mónica Quintela.
Il 17 gennaio 1977 Silvia fu sequestrata alla periferia di Buenos Aires, era incinta di quattro mesi e subì il destino di tante altre giovani prigioniere incinte nell'Argentina della dittatura. Torturate, ma tenute in vita e in salute fisica fino al momento del parto, poi il furto del bambino appena nato da parte dei generali e infina la desparicion.
Abel riuscì a scappare dalla repressione e durante la dittatura si rifugiò in Svezia prima e in Messico poi. Nel 1983, quando la democrazia tornò in Argentina, rientrò nel suo paese, e con l'organizzazione delle Abuelas e si mise alla ricerca del suo bambino. Abel oggi è il segretario dell'Associazione.
"Avere un figlio desaparecido è come avere un buco nell'anima. Adesso l'anima è totalmente curata e scoppia di allegria"
"Assomiglia molto a sua madre" dice Abel. Un padre e un figlio a cui sono stati rubati 30 anni di vita insieme, e che oggi iniziano una nuova vita sapendo di contare l'uno sull'altro.
Non sempre i ragazzi ritrovati accettano la loro nuova identità, spesso sono stati cresciuti dai militari che gli hanno inculcato la loro versione di quella guerra sporca. Molto spesso sono stati affidati al carnefice dei loro veri genitori. A distanza di 30 anni è difficile far loro accettare un'altra realtà, un'altra identità.
Per Francisco è stato, probabilmente, più facile perché intuiva di non essere figlio della famiglia che lo ha cresciuto e che non gli ha regalato una vita felice. L'uomo che lo ha cresciuto, un ex ufficiale dell'Esercito chiamato Victor Gallo era violento e aggressivo e scaricava la violenza sul giovane e sulla moglie. Inoltre, anni dopo la fine della dittatura, ha partecipato allo sterminio di una famiglia ed è per questo finito in carcere. E' stata Inés Colombo, la moglie del generale, a rivelanre a Francisco che era nato in Campo de Mayo, e a spingerlo a chiedere aiuto alle Abuelas. Così, ha potuto conoscere suo padre e la famiglia materna, che non hanno mai smesso di cercarlo.
Ma per un Hijos ritrovato ne rimangono ancora tanti di cui non si sa nulla, e per le Nonne di Plaza de Majo la lotta contro l'oblio è anche una lotta contro il tempo.

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