domenica, maggio 09, 2010

Peppino Impastato

"Il destino è l'unica forza cosmica 
con un tragico senso dell'umorismo". 
(Robin Williams a Kenneth Branagh in "L'altro delitto")

Era il 9 maggio del 1978. L'Italia era incollata a televisori e radio. Dopo 55 giorni di rapimento le BR avevano fatto ritrovare il corpo di Aldo Moro. Via Caetani, una Renault 4 rossa,  un corpo ranicchiato nel portabagagli. 
è questo il ricordo che hanno tutti quelli che hanno vissuto quel 9 maggio.
Tutti, o quasi. Perché il destino è ironico, e in un piccolo paese siciliano dei ragazzi e una madre quel giorno piangevano altro.
Piangevano la morte di un ragazzo, Giuseppe. Peppino Impastato.
Aveva 30 anni, aveva visto anche lui in tv la notizia del rapimento del presidente della Democrazia Cristiana, quasi sicuramente ne ha anche seguito i giorni del rapimento. Ma lui la notizia del ritrovamento del cadavere non l'ha ascoltata. Lui era morto quella notte. Qualcuno lo ha ucciso e ha inscenato un suicidio, per quel ragazzo scomodo, in quel paese siciliano. 
Scomodo perché, pur essendo figlio di un piccolo mafioso, lui la mafia la combatteva. Aveva iniziato a combatterla da una piccola radio libera, Radio Aut, sbeffeggiando il boss, Tano Badalamenti. Denunciando le collusioni tra mafia e politica, rompendo con il padre. Ora voleva combatterla anche dall'interno del consiglio comunale, così si era candidato con Democrazia Proletaria.
Così, di sicuro, non poteva andare e qualcuno ha deciso che era il caso di fermarlo prima, quel ragazzo.
Così, mentre tutti il 9 maggio 1978 ascoltavano la notizia della morte di Aldo Moro, per pochi quel giorno si legò alla morte di Peppino Impastato, una morte che qualcuno ha voluto far passare per suicidio.




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