venerdì, maggio 01, 2009

Un treno si aggira per l'Europa.

Ci sono cose difficili da riassumere.
Tra queste c'è sicuramente la 5 giorni in treno con il Partito Democratico.
Progetto ambizioso. Una scuola di formazione itinerante, 5 grandi città europee: Torino, Parigi, Berlino, Praga e Venezia. 400 ragazzi...
Partenza alle ore 6 da Bologna. Un piccolo trauma, soprattutto perchè la sera prima ho lavorato e sono rientrata tardi. Nina attende con me sul marciapiede che arrivi il mio taxi. Quando salgo lei miagola e se ne va.
Sul binario trovo Silvia. Mia compagna di classe della materna ed elementari, dividiamo insieme questa prima parte di viaggio fino a Torino. Si parla di politica, persone normali dormirebbero... ma forse non lo siamo tanto normali...
Alla stazione di Torino mi attende la redazione web al gran completo: Giacomo e Ivana. Sarà dura senza il Capo, ma ce la faremo. Forse.
Difficile riassumerli, questi 5 giorni. Ci sono immagini, sensazioni e odori (e quando 400 persone non hanno una doccia a disposizione per 2 giorni, si ci sono odori!).
Posso raccontare della faccia che ho fatto quando Vania mi ha fatto notare che la vista del nostro hotel parigino era costituita da un cimitero... e visto che la stanza era la 666, ho detto tutto! Del bar parigino dove, dietro al bancone, con la barista angloignorante (frase magica di Ivana, per far capire che voleva una bottiglia d'acqua: "bottiglia.... tappo (mimando il gesto di svitare un tappo dalal bottiglia)"), è apparso un cane, che tutti si fermavano ad accarezzare, per poi tornare ad occuparsi dei cibi altrui.
Se ad Amalfi con Ivana abbiamo partecipato al campionato mondiale di disordine, questa volta c'è stato quello per le figuracce.
Non si contano...
Oppure dal taxista tedesco, che faceva manovre improbabili ad alta velocità, e che per tranquillizarci dice: "I've two kids", "italiani: pasta, pizza and ferrari". Si ok, hai due figli, ma non mi hai detto se gli vuoi bene, o se piuttosto che vederli ti uccidi. E la Ferrari preferisco che a guidarla siano altri, non tu.
Sono rimasta affascinata da Berlino. Dalla sua architettura. Dalle vetrata della Humboldt University, un mosaico, in cui trovano posto anche Marx e Gagarin.
Ed eccolo, che torna. Uolly. Tiene una lezione. E i ragazzi. alal fine, gli tributano una standing ovation. E lui si commuove. E anche qualcuno in sala.
La mia rincorsa ad uno Starbucks... che si è conclusa solo a Praga, con un frappuccino. Che vabbè, posso vivere anche senza.
Le tante persone conosciute. Quelle ritrovate.
La stanza di Berlino diventata la sede della redazione web. Primo avanposto europeo in cui abbiamo avuto una connessione internet. Stanza 125, in Alle der Kosmonauten! Che ancora oggi vado ripetendo, come un soldato di Sturtruppen.
Nuovi amori che nascono, ma che giacomo si ostina a non ammettere. Forse per paura di essere etichettato come raccomandato.
L'unica presa elettrica del treno, che si rompe. non permettendoci neanche più di usare il computer. Meno male che a Berlino ho occupato tutte le prese presenti, per caricare i 300 accrocchi tecnologici che mi tiro dietro.
E nuovi fredifaghi, che si raccomandano con la fotografa. Che non pubblichi foto di lui con la bionda ragazza del treno. Che a casa c'è la fidanzata.
E Ivana istiga: "fotografalo e taggalo!".
La partenza all'alba da Berlino. E il conseguente sonnecchiamento sul vagone ristorante. Giacomo sostiene che mi sia addormentata mentre parlavo, con la scusa che indossavo gli occhiali da sole. Mah, non confermo nulla!
La magia di Praga, e la follia dell'ultima notte in treno....

Il triste rientro a casa. Perchè seppure con un pò di problemi organizzativi, e una folle corsa nelle città. è stata un'esperienza bellissima.
Come al solito ringrazio chi mi ha permesso di viverla, e chi l'ha resa così divertente.

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