lunedì, marzo 16, 2009

Aborti di società

"Corrado Augias, nei primi mesi del 2009, sta raccogliendo una serie di lettere su aborti volontari, terapeutici e spontanei. Le donne che hanno abortito scrivono ad Augias e raccontano quello che di tremendo hanno vissuto nei reparti di ostetricia e ginecologia degli ospedali italiani, dove lo stato etico mostra la sua faccia più vera e spaventosa. (...) A scrivere ad Augias ieri è stata una donna di Milano, che all’ospedale Fatebenefratelli è andata per una gravidanza che si è interrotta di colpo, al quarto mese, con la rottura delle acque. Purtroppo non ho trovato la lettera online e quindi ve la racconto a memoria. Le hanno fatto una puntura, l’hanno lasciata sola mentre aspettavano che si dilatasse, l’hanno toccata in tre o quattro senza presentarsi, medici diversi ogni mezz’ora. Poi, dopo averla lasciata in corsia per un po’, l’hanno portata in ambulatorio, e lì, finalmente, ha lei espulso il feto. Dopodiché l’hanno messa in una stanza con una mamma che allattava. Un’infermiera è entrata a chiederle come volesse chiamare il bambino. Lei per un attimo ha creduto che fosse vivo. L’infermiera le ha poi detto che era per un registro amministrativo. A Milano, in Italia, nel 2009, una donna che abortisce, volontariamente o no, la paga cara. Prendere atto, leggere le lettere ad Augias, alzarsi in piedi urlando la prossima volta che qualcuno si dice preoccupato per il numero degli aborti".
Dal Blog di Matteo Bordone. Grazie a Ludik per la segnalazione

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