lunedì, agosto 03, 2009

Ricordare è un dovere


Oggi, per la prima volta, ho fotografato le lacrime di un uomo.
Lacrime disperate, di una ferita che ancora non si chiude.
Era accanto a me, attaccato alle transenne nel piazzale della stazione di Bologna, alla commemorazione delle vittime della strage del 2 agosto 1980.
Dopo il discorso di Paolo Bolognesi, ci sono i fischi del locomotore, che alle 10.25 ricordano il momento dello scoppio della bomba.
Il minuto di silenzio è rotto dai singhiozzi dei tanti parenti, che ogni anno arrivano a Bologna per ricordare.
La cerimonia procede. E dopo il sindaco. Che scandisce a chiare lettere, che di Strage Fascista si trattò, arriva il rappresentante del governo. Sua Eccellenza, il ministro Sandro Bondi. Accolto dai fischi, decide di attaccare, e nel suo discorso, che parla di strage, parla di eversione e disegni per sovvertire lo stato, si scorda di ricordare la matrice politica di quell'abberrante atto. Il signore accanto a me, torna a singhiozzare, urla, si agita.
"Non sei degno di stare qui, vattene. Ho perso mia madre qui, 29 anni fa, vattene!", e piange.
Quelle lacrime, quel dolore. Dopo 29 anni.
29 anni in cui si è venuti a capo di chi portò la valigia carica di esplosivo. Ma non di chi ordinò la strage.
29 anni in cui si è assistito al proprio, inosorabile, dolore, a quello delel altre vittime, e contemporaneamente si vedono gli esecutori uscire di galera. Sapere che nel giro di qualche anno saranno totalmente liberi. Nonostante abbiano, strage esclusa, un carico dai 3 ergastoli in sù a testa. Nonostante non abbiano mai ammesso le loro responsabilità. Saranno liberi.
Il dolore di queste persone, il dolore di questa città, resteranno lì, irremovibili. Vivranno in quell'orologio fermo alle 10.25, in quello squarcio nel muro della sala d'aspetto, nelle parole spezzate di Pertini, che piange. Vivranno nel sentire raccontare quanti bolognesi si precipitarono per aiutare, in quanti si misero a disposizione. In quanti abbiano saputo reagire immediatamente, facendo capire che no, Bologna non si sarebbe lasciata distruggere.

Per chi, come me, quel 2 agosto ancora non c'era, ricordare è un dovere. Sentire giovani che non sanno cosa sia accaduto è come far scoppiare ogni giorno quella bomba.

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