Come volevasi dimostrare.
Per qualche tempo in Cina si era aperta una piccola, rivoluzionaria, parentesi.
In seguito al terremoto del 12 maggio il dipartimento della propaganda e censura aveva inviato un divieto a recarsi nell’epicentro del disastro.
Però, molti giornalisti erano già in viaggio verso le zone del sisma e hanno, volutamente, ignorato il diktat governativo trasmesso alle loro redazioni.
Diversi quotidiani sono usciti con le cronache integrali (qualcuno per precauzione, senza la firma degli autori), e a quel punto il governo ha corretto il tiro.
Ora però, forse anche perchè è un pò calata l'attenzione generale, le cose ricominciano a girare per il solito verso. Da oggi la polizia ha ricominciato ad allontanare i giornalisti stranieri dalle zone del sisma.
In tutto questo tra poco iniziano le Olimpiadi di Pechino. E vanno aumentando le richieste di molti comitati affinchè il Cio pretenda che la Cina onori il "falling short", l'impegno preso nel 2001 di non applicare nessuna censura ai media, e che le consentì di ospitare le Olimpiadi.
Si è ancora molto lontani da quel patto, tant'è che molti giornalisti in partenza per la Cina vengono avvisati di quali sono i pericoli che potrebbero far correre ai collaboratori cinesi, agli intervistati e che loro stessi potrebbero correre.
1 commento:
Quando leggo queste cose devo guardare il calendario per ricordarmi che siamo nel terzo millennio...
Noi stiamo qui a dibattere sul fatto che la stampa sia o non sia condizionata da poteri politici o economici,ma di fronte alla CENSURA, quella vera, verrebbe solo voglia di star zitti e ringraziare la sorte per il luogo in cui si è nati.
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