Un classico è qualcosa che tutti vorrebbero aver letto e nessuno vuol leggere.
Mark Twain, The disappearance of literature, 1900
Io non faccio parte di quella categoria di persone che afferrano immediatamente il libro successivo. No, io ho un tempo di "sedimentazione", diciamo. In base a quanto un libro è stato importante, in base a quello il tempo può essere più o meno lungo. Di solito rileggo alcuni passaggi o, semplicemente, ripasso nella mente alcune delle scene che mi sono figurata leggendolo.
Poi, inizia il percorso verso il libro successivo. Ho smesso, da poco, di leggere libri dello stesso autore a "filoni", perché mi sono accorta che dopo un po' sono a rischio. Per dire. Ho amato tantissimo Coe (e non finirò mai di ringraziare Cinzia per avermelo fatto scoprire). ma al 4° libro di seguito, mi sono arenata. Non riuscivo più ad andare avanti. Così gli ho dato un po' di riposo. E ho imparato a leggere gli autori un poco per volta. Me li gusto di più. E' come ritrovarsi con un amico dopo tanto tempo, e avere tante cose da scoprire. C'è più gusto.
La scelta si fa ancora più ardua se venerdì hai svaligiato Feltrinelli, portandoti a casa 6 libri, e ora devi decidere chi è il prossimo.
Stamattina, in treno, ho finito "Acido Solforico" di Amélie Nothomb. Un'autrice che ho appena scoperto, una trama molto particolare. Un libro breve, che si legge in una giornata, ma lascia un po' di riflessioni da fare. Quindi mi prendo una giornata per decidere il prossimo libro, puntare sul serio, o farmi due risate?
1 commento:
Decisamente risate!!
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